Storia

MDCCLXXII
La nostra Confraternita, dal XVI sec., fa parte delle Casacce genovesi (con questo nome si indicavano gli insiemi di Confraternite con sede unica in un oratorio cittadino) ed è la sola riconosciuta con quest’appellativo fuori dalle mura cittadine (esiste, in una collezione privata, un arazzo in seta del 1782, sul quale sono indicate tutte le ventuno casacce genovesi fra cui, prima, proprio S. Zita).

L’origine della nostra Confraternita risale al XIII sec., e già nel 1225 troviamo traccia di essa, e dell’oratorio allora dedicato al Volto Santo dei lucchesi. La nostra Confraternita, infatti, ebbe origine in Lucca; l’oratorio venne dedicato anche a S. Zita, vergine lucchese morta in odore di santità. Già nel 1287, infatti, troviamo nelle Pandette Richeriane un riferimento all’oratorio di Sanctae Citae in Genova alla Pilla.

Nel 1405 San Vincenzo Ferreri, nella sua visita alla città di Genova, per riformare e regolamentare le associazioni laicali nate nel XIII e XIV sec. un po’ ovunque a seguito delle peregrinazioni dei Battuti Bianchi, provenienti dalla Provenza e dilagati in tutta Europa, venne a predicare proprio nel nostro oratorio e contribuì a dare una regola all’allora esistente confraternita che assunse così anche il suo nome.

Altre tracce storiche dell’oratorio le troviamo nel 1447, a seguito della piena del Bisagno che lo spazzò via, sicchè venne riedificato nel 1452. L’oratorio, infatti, era situato a capo del Ponte della Pilla,sulla riva sinistra del torrente Bisagno, e spesso riceveva danni dalle sue frequenti piene, al punto che, nei Secc. XIV e XV quell’area veniva indicata come “Insulae Sanctae Citae”.

La Confraternita, riformata dal Ferreri, venne associata alle Casacce cittadine nel 1561 quando venne ammessa a partecipare alla processione “dei rami” del Giovesì Santo con il privilegio di aprire la medesima. A tal fine venne commissionata una cassa processionale con atto notarile di cui si ha notizia nei testi dell’Alizeri.

Dopo San Vincenzo Ferreri, gli statuti delle varie Confraternite (fino a sette nel XVI sec.) vennero più volte riformati fino alla Bolla di concessione dei Benefici Spirituali di Paolo V del 1621.

La stesura e la denominazione definitiva della Confraternita più importanti giunta fino a noi, però, è del 1769, data in cui Papa Clemente XIII approvò statuto e denominazione di Santissimo Sacramento ed Anime Purganti. Merito precipuo di questa consacrazione spetta all’Ordine degli Oratoriani di San Filippo Neri che, nel XVIII sec. avevano la cura spirituale dell’oratorio.

La Confraternita ebbe la sua base nella popolazione della Pilla e del basso Bisagno, e ad essa aderivano agricoltori, mercanti, nobili, senza distinzione di classe. Cappa e cappuccio rendevano tutti uguali dinnanzi ai fini di aiuto ai poveri, cura dei malati e sepoltura.

Nei secoli l’oratorio si arricchì di pregevoli quadri, altari e vesti sacre, tra cui si ricorda una Croce con gli emblemi della passione, ed una statua processionale di S. Zita in argento.

la furia della rivoluzione giacobina spazzò molte cose. Si è salvato il Crocifisso del Maragliano, solo perchè venne sepolto da nostri coraggiosi predecessori. Oggi è situato sull’Altar Maggiore della nostra Chiesa Parrocchiale.

Durante il breve periodo della Repubblica Ligure l’oratorio fu adibito a ricovero per le soldataglie francesi e confiscato alla Confraternita che potè rientrarvi solo nel 1815, ma i tempi per le associazioni laiche non erano i migliori e l’oratorio, per poter essere salvato, fu trasformato in succursale della Parrocchia di San Francesco d’Albaro ed affidato al clero secolare.

La Confraternità, perchè ormai non si può più parlare di Casaccia essendosi salvata solo la nostra attuale Confraternita, diventa ospite e spesso anche mal tollerata.

Furono anni duri di conflittualità fra fabbriceria dell’oratorio e Confraternita per motivi di supremazia e di attibuzione di beni.

Gli attriti iniziarono a stemperarsi sul finire del secolo. Infatti, nel 1876, la chiesa, veniva, con bolla di Pio IX, eretta in Parrocchia autonoma e, pochi anni dopo, si dava il via, grazie anche alla munificenza della Duchessa di Galliera, ai lavori per una nuova chiesa che sostituisse il vecchio oratorio ormai insufficiente per le esigenze spirituali di una popolazione in costante aumento. I lavori si ultimarono a fine secolo e l’oratorio, con i suoi affreschi, venne abbattuto salvando solo alcuni quadri ed altari in marmo, la croce processionale, e la cassa ottocentesca con la statua di S. Zita di Carlo Castello.

Nel 1929 anche l’immensa cupola veniva ultimata e, ormai, la Confraternita si avviava a diventare la miglior collaboratrice della parrocchia..

Sulle ceneri dell’oratorio, nasceva una delle più grandi e funzionanti parrocchie della città di Genova di cui l’antichissima Confraternita non poteva non essere un asse portante.

Con il XIX sec. e l’espansione della città a levante, è scomparso l’ambiente di periferia agricola in cui quell’area della Foce era sempre vissuta per secoli.; con esso spariva il vecchio oratorio, ma sopravviveva la nostra Confraternita che, pur rinnovandosi, vuole conservare le sue antiche tradizioni e la sua storia, privata di quasi tutti i suoi beni materiali, ma non certo di quelli spirituali. A noi è arrivato il libro con la successione dei Priori dal 1775 ai nostri giorni, le date d’acquisto e i costi degli antichi tabarri (1847), della nuova cassa processionale ottocentesca, dell’antico gonfalone (oggi in via di restauro e datato 1875),ecc. Il libro più antico risale, appunto, al 1775, e salvo un buco per la forzata stasi napoleonica, tutto è documentato con meticolosa precisione, ed a partire dal periodo di fine XIX sec. troviamo persono l’elenco degli iscritti ed il pagamento delle quote sociali.

Negli ultimi due secoli essa ha sempre avuto da 70 a 160 confratelli e, tutt’oggi, conta circa 90 iscritti.

Nonostante le vicissitudini ha saputo tener viva la tradizione di tre delle antiche solennità: la festa liturgica di S. Zita il 27 aprile, la processione del Giovedì Santo per il culto del Santissimo Sacramento, la novena in suffragio dei defunti. Da quest’anno, infine, dopo cinquant’anni di oblio, si vuole ripristinare anche la solenne processione per Santa Zita, tradizionalmente organizzata per la prima domenica di maggio, in occasione della solennità dell’esaltazione della Croce in Gerusalemme, e concomitante con la solennità liturgica di Sant’Agostino Roscelli cha ha operato sul finire del XIX sec. proprio nel territorio della nostra Parrocchia, fondandovi l’Istituto delle Suore Immacolatine.

Il Priore
Eugenio Montaldo

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